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La prima volta di Blanco in studio di registrazione

16:14 lunedì, 24 gennaio 2022

«Riccardo, mi raccomando, le parole...». Novembre 2017, pomeriggio, Castenedolo, Mikor Studio. Il padrone di casa Michele Coratella - musicista, fonico e produttore bresciano - ha appena aperto la porta a un ragazzo ancora quattordicenne, accompagnato dalla madre, Paola Lazzari. Lui è Riccardo Fabbriconi. Oggi Blanco, star tra pop e rapcore a caccia della consacrazione definitiva al Festival di Sanremo, edizione numero 72 (1-5 febbraio), in coppia con Mahmood, con cui porta in gara il brano «Brividi». Ma quel giorno del 2017 è solo Riccardo, in arte Fyrex. E porta con sé tre basi strumentali. Si presenta a Michele. Mamma Paola s’è fatta consigliare il Mikor da Daniele Salodini, un amico in comune. Il ragazzo è educato, tranquillissimo, posato, anche dolce. Per Coratella sembra un giorno di lavoro come tanti. Si siede al mixer.

La signora Lazzari si accomoda sul divano alle spalle del banco. Fyrex entra nella stanza in cui si registra la voce. Davanti a lui, ci sono il microfono e il vetro attraverso il quale può scorgere la sala di regia. Esplode, detona. Nonostante, per lui, sia la prima esperienza in assoluto in uno studio di registrazione. I testi sono potenti, il linguaggio è a tratti crudo. «Riccardo, mi raccomando, le parole...», il monito materno.

Nessuna censura

Un genitore per bene, a volte, non può che esprimersi così. «In totale - ricorda oggi Coratella - avevamo registrato tre brani: "Flow", "Sono pazzo" e "Con te", nell’arco di altrettante giornate, tra il novembre del 2017 e il gennaio del 2018. All’epoca era influenzato dal rap e dalla trap. Oggi Blanco canta canzoni con molta più melodia».

A Michele bastano pochi istanti per restare impressionato dall’adolescente che di lì a pochi anni sarebbe diventato una stella. «Davanti al microfono si era "acceso". Si era trasformato. Mi aveva colpito anche il fatto che fosse arrivato senza mezzo foglio. Conosceva i propri testi a memoria e li sparava fuori senza errori, senza incepparsi, convintissimo. Zero paura: un paio di take e via, il brano era pronto da mixare. Quelle canzoni avevano un immaginario estremamente a fuoco. Scriveva già senza usare giri di parole, viaggiava lontano da qualsivoglia luogo comune. A quattordici anni, quasi quindici, aveva già qualcosa da dire».

Quasi profetico

Dopo l’ultimo pomeriggio di lavoro al Mikor Studio, nei primi giorni del 2018, Riccardo-Fyrex-Blanco e Coratella si salutano. «Grazie - dice il ragazzo -. Sai, mi piacerebbe frequentare una qualche scuola di canto che mi possa aiutare a migliorare il mio stile rap». «Forse più che una scuola - risponde Michele - ti serve un po’ di pratica. Ma, credimi, sei davvero bravo. Quindi, mi raccomando, non smettere...». Coratella ha rivisto quel quattordicenne in tv e sul web. L’ha ascoltato in radio e su Spotify. Tutto sommato, non molti anni dopo. «Ero convinto che avrebbe fatto strada - chiosa -. Non potevo immaginare quanta...».