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Steve Hackett: "La musica è ambasciatrice del futuro"

18:33 martedì, 05 giugno 2018

Sessantotto anni, sette dei quali (dal 1971 al 1977) passati nei grandi Genesis, con i quali ha inciso otto dischi. Chitarrista adorato ed influente. Un grande della grande musica, insomma. Ma chi si immagina una persona che riflette la propria ingombrante immagine verso il passato si sbaglia. Per Steve Hackett, infatti, «diverse canzoni dei Genesis suonano molto meglio oggi rispetto al passato: è tutto merito della tecnologia avanzata che abbiamo a disposizione».

Steve Hackett - Genesis Revisited, solo gems & guitar: è il titolo dello show in programma per il festival Tener-A-Mente del Vittoriale di Gardone Riviera domenica 8 luglio alle 21.15.

Biglietti su www.geticket.it a 34.50 euro. Per informazioni: www.anfiteatrodelvittoriale.it.

La band di Hackett: alle tastiere Roger King; a batteria, percussioni e voce Gary O’Toole; al sax, flauto e percussioni Rob Townsend; al basso ed alla chitarra Jonas Reingold; alla voce Nad Sylvan. Genesis Revisited, solo gems & guitar: chi ha acquistato il biglietto cosa deve aspettarsi? Inizierò con materiale della mia carriera solista. Questa parte di concerto sarà circa il 40% del totale. Il restante 60% sarà dedicato alla rivisitazione dei Genesis. È uno show di cui vado molto orgoglioso e che la mia band interpreta in modo mirabile, essendo in grado di adattarsi ai diversi momenti del live stesso. È uno spettacolo che cambia colore.

I Genesis sono tra le pietre miliari del prog e ricordano a molti un’epoca ormai irripetibile. Come si sente a risuonare i brani del suo ex gruppo? È maggiore la felicità oppure si fa sentire di più la nostalgia? No, direi che il termine nostalgico non mi si addice. Anche se è vero: la nostra musica piace sempre moltissimo ed esistono autentiche schiere di tribute band ai Genesis. Credo che le nostre siano canzoni senza tempo. E la musica è come il tempo, va avanti e avanti... Sono cambiate condizioni sociali ed economiche: crede che ci sia comunque qualche legame tra la musica di allora e quella di oggi? I temi sociali impregnavano la produzione musicale degli Anni Settanta, ma credo che anche oggi debba essere così. Ho cercato di parlare di politica anche nei miei ultimi lavori, perché ho una convinzione: la musica è la migliore ambasciatrice del cambiamento sociale e del futuro. Personalmente sono molto preoccupato per l’ascesa di movimenti politici di estrema destra.

Odio slogan come «La Gran Bretagna ai britannici, l’Italia agli italiani» e via dicendo... Abbiamo la contaminazione culturale, abbiamo la tecnologia: non dobbiamo privarci della possibilità di vivere in un mondo migliore. Come si relaziona al mondo dei social media? Oh, li uso spesso. Tutti quanti, da Twitter a Facebook. È un bel modo per restare in contatto con i fan. A mio avviso somigliano un poco alla vetrina di un negozio. Sono uno strumento di comunicazione decisamente utile a chi desidera mettere in circolo la propria arte. Certo, devi saperli utilizzare bene ed essere attivo. Ma se non ci fossero, saremmo molto limitati.