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È già il Brescia di Corini: basta un tempo per "rivedere" la A

16:23 lunedì, 04 aprile 2022

Sono bastati 45 minuti per cancellare 800 giorni e dimezzare il gap dalla zona serie A. È bastato un tempo per mangiarsi il Vicenza e riallacciare i fili di un rapporto che era strafinito, ma che in fondo non era mai finito. Certe cose non si possono spiegare, possono solo essere vissute: solo così può capitare di ritrovarsi testimoni della domenica perfetta. Quella nella quale Eugenio Corini s’è ripreso il suo stadio alla guida di quella che è già la sua squadra: centrata, intensa, ficcante ed efficace. Vincente, perdipiù senza subire gol (la porta era aperta da 6 partite).

Il 2-0 rifilato al Vicenza vale persino molto più dei tre punti messi in cascina visto che nel contempo il Monza - possiamo dire quindi che alle rondinelle non è mancata nemmeno la fortuna in un turno che s’è rivelato benevolo - ha «coronato» il pomeriggio del Brescia che torna ad inquadrare il secondo posto, distante solo due punti. E già la testa corre a mercoledì e allo scontro diretto contro il Pisa... Ci saremmo accontentati di ripartire in qualunque modo purché si ripartisse dopo difficili settimane sfociate nel ribaltone-assestamento in panchina.

Come è andata

E invece, c’è stato di più: s’è vista una squadra che non ha indugiato nell’accettare di prendere la nuova direzione e che, prima ancora di parlare di concetti tattici, ha poggiato le proprie nuove basi su una leggerezza mentale che non si vedeva da un po’. Tutti come rigenerati. E questo ha fatto la differenza. Ovviamente, sarebbe gravemente scorretto sostenere che è tutto bello ora e che quindi prima era tutto brutto. No, mai buttare il bambino con l’acqua sporca: semplicemente qualcosa si era proprio rotto. Nel «testa-coda» contro il Vicenza i conti sono stati chiusi nel giro di un quarto d’ora o poco più tra il gol di Moreo (28’) e quello di Pajac su rigore (45’) con attaccante e terzino che si sono resi un favore a vicenda.

Prima il croato ha battuto da destra un corner pennellato (sesto assist per Marko) per il testone di Moreo per un gol (l’ottavo personale) in terzo tempo bruciando De Maio. Poi il milanese s’è procurato un calcio di rigore (intervento del Var: l’arbitro aveva concesso inizialmente una punizione dal limite) provocando un tocco di mano di Brosco: dal dischetto super mancino di Pajac. Et voilà. Tanto è bastato per concedersi il lusso di un secondo tempo all’insegna del «risparmio energetico» in vista del Pisa.

E così, se il Brescia del primo tempo è stato vorace, nel secondo s’è limitato al controllo (nel finale con Ayé e Tramoni avrebbe però potuto fare il 3-0) e alla gestione dei rischi (di fatto un’occasione in avvio di Meggiorini che però calcia alto) corsi. A dire il vero anzi, l’unico vero brivido passato sulle schiene biancazzurre, s’era verificato attorno al quarto d’ora, ancora sullo 0-0, con la concessione di un sanguinosissimo contropiede tre contro uno partito da calcio d’angolo a favore: non si capisce da chi e cosa siano stati «ipnotizzati» Dalmonte e Diaw che si sono incartati al momento di arrivare al dunque, soli davanti a Sabelli e Joronen: tanta paura, di fatto poi per nulla.

Resta che mai, davvero mai, con la partita poi incanalata col doppio vantaggio, si è avuta la benché minima sensazione che il Brescia potesse farsi male. Corini voleva vedere la «tranquillità dei forti» e quella ha avuto con le cose messe ben in chiaro dai primi secondi col malcapitato Vicenza tutto rannicchiato dietro la linea della palla, messo là da un Brescia schierato con i terzini - la chiave di giornata - altissimi e precisi ai cross, finalmente dal fondo. S’è visto un Brescia delle continue sovrapposizioni esterni-interni, palla a terra, massimo a tre tocchi, sempre pronto sulle seconde palle, con un Van de Looi rapido e verticale e con un Léris che ha rappresentato una vera arma tattica nell’inedito ruolo di trequartista e che rappresenta concettualmente l’evoluzione (anche qualitativa) dello Spalek che fu nell’anno della promozione: il centrocampista esterno di gran corsa e intensità che non concede riferimenti.

Esattamente come ha fatto Léris che col suo pressing aggiuntivo (naturalmente sarà da rivedere su altri banchi di prova) a quello delle due punte ha mandato fuori giri il Vicenza. Contro il quale il Brescia s’è guadagnato il miglior biglietto da visita possibile per presentarsi con certe credenziali all’«Arena Garibaldi». Mercoledì sarà tutta un’altra partita e come sempre confermarsi è più difficile che sorprendere piacevolmente. Ma nel frattempo, come da curva Nord a fine gara: vi vogliamo così. Proprio così.