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Brescia, spirito conquistatore e 7 modi di essere irresistibile

18:17 lunedì, 13 dicembre 2021

Metti una valigia in mano al Brescia e ti ritroverai a esplorare mondi sconosciuti. O dimenticati. A esempio, chi se le ricordava più le sensazioni che possono derivare da 4 vittorie consecutive fuori casa: non succedeva dalla stagione di serie B ’11-12, quella che iniziò con Scienza e finì con Calori e nella quale andò a far festa a Livorno, Vicenza, Empoli, Cittadella e Gubbio. Quel Brescia, a dire il vero si classificò comunque lontano da traguardi ambiziosi (chiuse ottavo).

Tutto il contrario del «primo» Brescia che fu capace di arrivare, come la squadra attuale, alle 4 partite vinte in esterna consecutive: era la squadra di Reja, stagione ’96-97. Ci piace ricordarlo, perché quelle rondinelle - con i De Paola, i Neri e i Bizzarri - conclusero in trionfo, con la vittoria del campionato... Quel Brescia, mise in fila Lucchese, Cesena, Torino e Cremonese salvo poi cadere a Padova. Ovvero ciò che la banda Inzaghi cercherà di non fare il 26 dicembre al domicilio di una Reggina fortemente ridimensionata. Il poker calato fuori casa con vista su pokerissimo, ha comunque già così un valore aggiunto incredibile dato che è incastonato in un percorso da 7 vittorie in 9 viaggi iniziali con 22 punti (-3 dai 25 esterni della stagione coriniana) raccolti sui 27 a disposizione e una media da strabiliante di 2.44 in esterna. È stato realmente un ottimo Brescia quello visto - anzi ammirato - a Ferrara. È stato un Brescia con lo spirto ossessionato del conquistatore: con quella ferocia che quando c’è, di colpo esalta tutti i pregi e minimizza tutti i difetti. E consente di mantenere la porta chiusa.

Eccezionali veramente: come prima già, in particolare, con Benevento e Parma, ma meglio che con Benevento (Brescia cinico) e Parma (Brescia padrone). Sono ad ogni modo state tutte prove di forza. Ma vale, per quanto a loro volta diversi, anche per i blitz di Terni (Brescia d’imperio), Alessandria (Brescia paziente), Ascoli (Brescia infinito), Vicenza (Brescia resistente e fortunato).

È giusto goderselo e coccolarselo un successo come quello del «Mazza» - costruito oltre che sulle proprie peculiarità anche sugli errori degli avversari - come è giusto essere orgogliosi di tutto il «settebello» giocato in esterna. Per farne combustibile prezioso sul quale adesso provare a costruire un’altra impresa: quella di essere...normali in casa. 

Perché più il Brescia ti esalta con quei blitz corali e fortemente identitari, più ti chiedi se debba intervenire il tenente Colombo per indagare i motivi della doppia faccia delle rondinelle. Perché alla fine, questo è. E di tante statistiche che raccontano di prestazioni casa-trasferta sovrapponibili, ce n’è una che le sovrasta tutte e «vince»: è quella che riguarda i tiri verso la porta. Tra dentro e fuori, c’è un abisso: i 2 nello specchio su 14 col Monza, non sono i 7 su 14 con la Spal. Poi, oltre ai numeri freddi, ci sono le sensazioni - che non vengono rilevate ma valgono - che la squadra trasmette: e anche qui tra dentro e fuori, c’è un abisso. E anche l’Inzaghi casalingo appare diverso dall’Inzaghi trasfertista.

È ovvio che non sia soltanto una questione di atteggiamento e che contino moltissimo le caratteristiche di giocatori che si trovano meglio quando sono gli altri a dover provare a dettare i termini e le regole d’ingaggio, ma qualcosa bisogna inventarsi perché la costanza in casa (lo insegna il Monza) è imprescindibile per sognare in grande: se quell’1.37 di media a Mompiano non cresce, quel 2.44 «on the road» può non bastare (ora le rondinelle sono sotto i 2 di media). Speciein un campionato che là in alto un equilibrio del genere non l’ha mai avuto e nel quale ogni settimana c’è un ribaltone, un assedio da respingere e qualcosa da difendere: questa volta è un +2 sul terzo posto.