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In quest'estate senza Mondiali facciamo ancora il tifo per Vasco

18:36 martedì, 05 giugno 2018

C’è questa tipa, con bimba di tre anni al seguito, che ha tatuato sul polpaccio «perché la vita è un brivido che vola via, è tutto un equilibrio sopra la follia». Ai piedi, un paio di Converse customizzate in stile Vasco Rossi, con il volto corrucciato e il logo triangolare. La figlia si addormenterà dopo tre canzoni, nella prima data del tour Vasco Non Stop Live, all’Olimpico di Torino, ma intanto è comunque qua, al suo primo concerto. 

Con loro, tra i quarantamila allo stadio, c’è un amico sulla trentina, capelli lunghi ricci striati dalle meches, a petto nudo, che non è che canti le canzoni: le vive. Compresi, ovviamente, gli eeh, gli ooh, e le braccia che si allargano, i palmi delle mani verso l’alto, che ruotano in quella maniera lì, alla Vasco. Vicino a noi c’è una coppia, nell’area riservata alla stampa ma di fatto condivisa con gli spettatori scontenti dei lo posti troppo defilati. «Dopo fate l’articolo?», si chiede ingenuamente. «Io lavoro alla Rai», risponde l’uomo. Ah, ok. Poi c’è un signore sulla cinquantina con la maglia che sulla schiena recita «sembrava la fine del mondo, ma sono ancora qua», e poi c’è quest’altra quarantenne, scarpe da ginnastica gialle fluo come la maglia, con indosso un gilet con il faccione dell’idolo in età più giovanile, ma comunque avanzata. Senza scritte, senza parole. 

Però sono proprio quelle, le parole, che si cercano in questa serata estiva di luna piena calante. Finalmente allo stadio, perché il Modena Park dello scorso anno è stato irripetibile, ma quando ci si ritrova in un catino con quarantamila persone concentrate, vicine, unite, è comunque una grande botta. Le parole, quelle che canta lui condendole con la musica che gli gira di anno con anno, stavolta ad esempio ci mette un po’ di metal, con omaggio ai Metallica di Enter Sandman (l’immaginario retrò, si sa, è ormai completamente anni Novanta). Le parole che non abbiamo detto noi, ma è come se fossero nostre. Che non abbiamo saputo trovare da soli e per fortuna che c’era Vasco.

Che c’è, ed è in grande forma. La voce senti che si scalda mentre percorre la scaletta, accompagnata dalla band Matt Laug alla batteria, Stef Burns alla chitarra, Vince Pastàno all’altra chitarra, Alberto Rocchetti e Frank Nemola alle tastiere, e Beatrice Antolini a cori, percussioni, chitarra e piano. Poi, Andrea Torresani al basso al posto del Gallo Golinelli, fermato da un malore nelle prove a Lignano, con Diego Spagnoli a fare da gran cerimoniere. Tutto gira, lo stadio è caldo, sono davvero lontani quei momenti in cui ci si preoccupava per le condizioni di Vasco, vedendolo magari stanco. In quest’estate senza Mondiali possiamo ancora tifare per lui.